Il piano inclinato della crisi

Il crollo di Wall Street è senza fondo, ogni giorno un record. Ieri è stato sfondato quello del 1997, l’ennesimo minimo storico. I soliti colpevoli sono i titoli finanziari, le banche dal futuro insolvente e affamate di fondi pubblici.
11 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 21:52
Immagine di Il piano inclinato della crisi
Il crollo di Wall Street è senza fondo, ogni giorno un record. Ieri è stato sfondato quello del 1997, l’ennesimo minimo storico. I soliti colpevoli sono i titoli finanziari, le banche dal futuro insolvente e affamate di fondi pubblici. Ci ha messo del suo anche Aig, il colosso assicurativo che ha già inghiottito 150 miliardi di dollari di Washington a settembre, ma non è affatto sazio. I governi non stanno certo a guardare, anzi.
Obama ha proposto una Finanziaria da quasi quattromila miliardi di dollari (che genererà un deficit di 1.750 miliardi di dollari, pari all’ammontare dell’intero budget approvato nel 1999 da Clinton) con uno stanziamento di 250 miliardi per la finanza, nel caso in cui il trilione che il suo ministro Geithner è disposto a spendere per salvare le banche non sia sufficiente. Brown, che oggi incontra Obama, sta pensando a un ulteriore bailout di 500 miliardi di sterline per far ripartire il sistema bancario britannico, che tra una garanzia e l’altra è quasi di fatto nazionalizzato. Molti altri governi di tutto il mondo si muovono con stimoli e interventi, ma nulla cambia.
Il superattivismo non dà risultati positivi, i mercati sono in preda a un’isteria inarrestabile e i pil si restringono ovunque. Sul piano inclinato della crisi rotolano miliardi di dollari che qualcuno un giorno dovrà ripagare, dopo essere stato travolto dalla valanga. Non è un caso che quel qualcuno – i cittadini che poi pagheranno le tasse – cominci a non poterne più. In Europa crescono in popolarità (“insolente popolarità”, l’ha definita il Monde) i governi più cauti, quello italiano e quello tedesco, quelli accusati di taccagneria ma che in realtà stanno soltanto attenti a quanto spendono. Un sondaggio di Rasmussen, negli Stati Uniti, rivela che il 59 per cento degli intervistati approva la prima grande lezione reaganiana, soltanto il 28 per cento è contrario. La lezione, tenuta da Reagan al suo primo discorso d’insediamento, nel 1981, recita: “Il governo non è la soluzione al nostro problema, il governo è il nostro problema”.